Se stai leggendo questo articolo molto probabilmente hai un Bar o ti è venuta la voglia di aprirne uno.

Tralasciando solo per il momento la seconda categoria, quella dei “pazzi” che hanno voglia di buttarsi in un’avventura tanto rischiosa e disperata (….sto scherzando! 🙂 ), accendo tutti i riflettori su di te, barista dell’anno 2016 per chiederti:

Ti riconosci in uno dei seguenti profili ?

  • Sei un imprenditore di successo.

  • Sei uno dei tanti che soltanto qualche anno fa faceva i 10 giorni al mare con la famiglia ma ora, si e no, può permettersi la gita a Mirabilandia

  • Stai aspettando un’offerta qualsiasi, da qualsiasi cinese per liberarsi di una grossa grana e ricominciare a dormire la notte.

Indipendentemente dall’identità nella quale ti sei riconosciuto, sono certo che hai abbastanza “ore di volo” per essere d’accordo con me su un fatto:

guadagnare bene con un bar oggi è diventato difficile !

Magari ci tiri anche a campare, ma se ti fai due conti e dividi quello che ti rimane alla fine del mese per le ore che passi dietro al banco, non ti viene certo da sorridere.

I motivi di questa situazione sono molti ma credimi, non includono assolutamente quello che “c’è la crisi economica”.

Infatti la gente, il 70% degli adulti, passa fuori casa tutta la giornata. Qualcosa deve pur bere e mangiare!

Almeno nel tuo settore, dei consumi fuori casa, che ammontano alla cifra stratosferica di ben 70.000 milioni di euro circa, mettiti stampato in testa che la crisi non esiste.

Un motivo vero è invece un altro, i bar sono troppi e moltissimi sono gestiti male. Mooolto male!

Solo qualche anno fa era facile trovare bar dove dietro al banco c’era un appartenente alla estinta razza dei baristi con la “giacchetta bianca”, che quando entravi ti salutava, ti sorrideva e ti chiedeva anche “cosa le preparo, signore?”

Grazie al cavolo che ti sorrideva!

Il suo bar aveva una delle migliori posizioni del paese, era in piazza, alla stazione, sul corso principale.

Le licenze erano contingentate ed i fornitori gli davano da vendere il ben di Dio e pure in esclusiva (sai che nel 1982 la Ceres la trovavi soltanto al Bar e si vendeva a 5000 Lire quando il caffè costava 800 lire?)

Lui era uno dei personaggi più importanti con il curato, il sindaco, il farmacista ed il maresciallo dei Carabinieri.

Era un professionista.

Certo che sorrideva!

Si comprava qualche appartamento e, a 50 anni affittava tutto e viveva di rendita.

Un altro motivo della moria di bar è che, tranne qualche eccezione, i bar sono diventati dei distributori “automatici”di bevande e cibo confezionato.

A tale proposito ti invito a fare un’ operazione molto semplice.

Prendi un foglio di carta e scrivici sopra la lista dei prodotti che somministri nel tuo bar, compreso il caffè.

Poi vai in un qualsiasi supermarket e verifica se nella tua lista c’è un articolo che non trovi sugli scaffali.

Se ne trovi tre, sei in gamba. Praticamente un mostro del marketing!

Ecco dunque svelato il grande segreto!

Tu paghi l’affitto, i dipendenti, le tasse e tutto il resto ed i tuoi fornitori di caffè, gelati e merendine fanno il business.

Ma c’è una differenza: i supermercati, di quegli stessi identici prodotti ne vendono a vagonate e spuntano il prezzo, mentre tu, se ti fregano il pacchetto di gomme, a fine serata fai pari.

Lo so che la torrefazione del caffé ti passa la macchina, il macinino e la lavatazze.

Tanto tutta quella roba mica la pagano loro.

La paghi tu, con la maggiorazione del prezzo che ti fanno.

Ma la cosa più grave, che mi fa imbestialire, è che mettono il loro marchio sulla tua insegna e poi lo sputtanano mettendolo anche nella macchinetta all’ospedale a 40 centesimi e pure nel bicchierino di plastica.

Sei d’accordo con me che i bar sono diventati distributori “automatici”?

Ogni tanto però qualcuno si ribella.

Come Angelo di Fermo (ridente cittadina delle colline marchigiane) che è diventato il n°1 dei caffè della zona.

Lui ha in lista 12 miscele, di tutte le latitudini del mondo e delle quali ti racconta vita, morte e miracoli.

Poi, quando hai scelto il viaggio che vuoi fare, Angelo ti pesa con un bilancino di precisione i grani, li macina e ti estrae il caffè con una macchina speciale e di grande precisione.

Certo che il mazzo se lo fa, ma se vai a prendere il caffè da lui, se ti chiede due o tre euro per la tazzina (e ti assicuro che te li chiede!), stai zitto e ringrazi.

Voglio proprio vedere come fa la società di vedding a farsi pagare due euro il bicchierino di plastica della macchinetta dell’ospedale!

Quindi la morale della storia è:

“se vuoi iniziare o continuare a fare il barista devi uscire dalla massa dei “generici”, specializzarti, svuotare il tuo bar da tutta la robaccia dei supermercati ed iniziare a “pasturare” la tua clientela con proposte originali, esclusive ed intelligenti.”

Hasta la Vista!

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